Notte insonne

Da insonnia pervaso,
presto si dissolve nell’oblio,
l’attesa vana di un riposo onirico.
Ravvisa la mente mia
fluttuanti immagini,
eco di voci e suoni
della mia infanzia,
all’ombra ‘da “Muntagna”,
nell’agorà del mio paese:
Miez a Torre.

Sanno di un via vai
di gente semplice,
attiva ed operosa;
del vociare di noi fanciulli
in giochi fatti dal nulla:
mazza e “piv(u)z(0)”
“suldati e mariolu”
“anguante, che me ne vengo;
il gioco della morra.

Di pallone rattoppato
per il gioco del calcio
al campo Fienga:
salutare sfogo
di giovanile ardore.

Effluvi d’essenze aromatiche di caffè,
da chicchi tostati;
dai classici caffè Romito e Conte,
dalle prime ore dell’alba,
di clienti affollati…
Mattutino economico ristoro,
per una giornata
d’intenso e proficuo lavoro,
vicino o lontano.

Dello stridore di freno
sulle rotaie del tram Napoli/Torre/Napoli.
Ampia è la piazza,
di posteggi vari pullula.
Si vende di tutto:
Ortaggi, verdura, frutta, fiori.
Pesci, polpi e calamari,
molluschi vivi, afrodisiaci,
dell’incantevole golfo.
Da lidi lontani, acciughe,
stoccafisso secco, baccalà,
C’è la venditrice
d’acqua delle cento fontane,
di quelle sulfuree e frizzanti.
I venditori ambulanti di pizze,
“zépp(o)le” e “summulell(e).
Noccioline americane,
lupin(i). s(e)mmmiént(i),
sulla “carrettella dello spasso”.
Il lustrascarpe e
il cantastorie ambulante.
Ecco i cocchieri
di calessi, carrozze d’affitto,
con cavalli sonnolenti,
di fianco al mausoleo,
di pietra lavica, posteggiati.
Su in alto,
con la spada sfoderata alzata
l’Eroe dei due Mondi.

Meriggio estivo, afoso
L’ora dei Vespri è prossima;
dalla chiesa di S. Maria del Carmine,
il ritocco delle campane, ai fedeli, il richiamo.
Un pullulare di particelle
d’energia latente,
nell’etere si espandono,
s’insinuano nel Museo del corallo,
evidenziano pregiati manufatti di corallo,
cammei di conchiglie, pietre dure, laviche,
materiali vari,
incisi da callose mani.
Valenti maestri,
giovani alunni,
artisti emergenti.
Monili elaborati con l’aiuto
di gentili mani,
giovani donne, promesse spose,
madri prolifere,
alquanto in ansia,
in attesa
lungo il “mare seccato”,
“abbasciammare” o la “scarpetta”
dei mariti naviganti:
pescatori di spugne e di corallo.
Il tutto in simbiosi
con le vocazioni più nobili e peculiari
della mia città che
dell’Arte del corallo e del cammeo
è la Regina.

Un pulsare d’Umanità
vivace e accomodante,
al tempo stesso;
spesso in lotta per la sopravvivenza;
alle falde del Vesuvio,
l’incanto del Golfo di Napoli;
gente indomita,
fedele alle tradizioni di una città,
il cui motto è:
“Post fata resurgo”

N.B./2021

(la foto di copertina è di Domenico Borriello IG/@dobo65)

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