Il fenomeno degli “scavi privati”, avvenuto tra l’Ottocento e il Novecento, è stato uno dei più nefasti momenti dell’Archeologia dell’area vesuviana, nonostante essi siano stati spesso coronati da importanti scoperte. Gli scavi erano eseguiti senza le dovute cautele e condotti da personaggi spinti per lo più dalla brama di rinvenire tesori da rivendere sul mercato antiquario; a essi lo Stato non riuscì spesso a opporre le opportune garanzie di tutela e salvaguardia dei beni archeologici vista l’assenza di una legislazione unitaria adeguata alle nuove problematiche e a frenare l’appetito di questi spesso facoltosi e politicamente agguerriti “imprenditori dell’Archeologia”.
Sull’argomento sono stati redatti vari saggi, ma l’attenzione si era finora concentrata solo su Pompei e il suo antico comprensorio. Sulla scia di Mario Pagano che più di trent’anni fa, in qualità di funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica di Pompei per il territorio di Torre del Greco, ha riacceso l’attenzione sull’area di Ercolano e su due importanti siti archeologici di quel litorale, Villa Sora e la “Terma Ginnasio”, due storici dell’arte, esperti in ricerche d’archivio e appassionati di archeologia, Giuseppe Maddaloni e Ernesto Pinto, hanno rintracciato tutte le testimonianze relative alle scoperte archeologiche della zona a partire dal Seicento, riuscendo al contempo, con la approfondita conoscenza dei toponimi locali, a individuare con una discreta approssimazione, i siti dei ritrovamenti.
Una ricerca certosina e infaticabile che ha avuto come sbocco naturale il volume “Archeologia e mercato antiquario, il caso delle ermette bifronti di Torre del Greco”, che sarà presentato martedì 9 giugno, a partire dalle 16, nell’auditorium della Banca di Credito Popolare, a Torre del Greco. L’istituto di credito cittadino ha interamente patrocinato la pubblicazione. L’incontro sarà moderato dal giornalista e saggista Carlo Avvisati.






